Ecobonus si, ma non per tutti

Nuove norme, vecchi problemi. Il testo “ufficioso” del Decreto Rilancio non tradisce le attese di un credito di imposta al 110% del costo documentabile per il miglioramento energetico degli edifici, ma introduce due limiti importanti (e lascia aperti vecchi problemi).

Con la prossima ed incipiente pubblicazione in GURI del c.d. “Decreto Rilancio”, l’Italia fa un importante passo avanti verso la ripresa del suo trend economico generale. Il tanto atteso e tanto litigato Decreto è una manovra imponente, una misura sulla quale fondano le speranze di ripresa di molti settori.

In effetti, la normativa in questione riguarda ambiti diversi e variegati. Tra questi c’è anche l’edilizia, quanto a “Ecobonus” (credito di imposta per il miglioramento energetico degli edifici) e “Sismabonus” (credito di imposta per il consolidamento degli edifici e la loro implementazione sismica).

ATTENZIONE

Il 19 maggio 2020 è stato pubblicato il decreto Rilancio ed ora l’articolo di riferimento è il 119

Filippo Maria salvo

L’Ecobonus.

Attualmente il Titolo VI della bozza di “Decreto Rilancio” si apre con l’art. 128, intitolato “Incentivi per efficientamento energetico, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici”.

Da un punto di vista cronologico, salve alcune disposizioni “retroattive”, l’incentivazione riguarda le spese documentate e rimaste a carico del contribuente, sostenute tra il 1° luglio 2020 ed il 31 dicembre 2021, da ripartire in cinque quote annuali.

Da un punto di vista oggettivo, i commi 1, 2 e 3, individuano i tre interventi principali per i quali è fruibile il credito di imposta del 110%. Gli interventi principali sono quelli afferenti al miglioramento della classe energetica:

  • interventi di “isolamento termico” (“interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo. La detrazione di cui alla presente lettera è calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a euro 60.000 moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. I materiali isolanti utilizzati devono rispettare i criteri ambientali minimi di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 11 ottobre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 6 novembre 2017”),
  • sostituzioni di impianti “condominiali” (“interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal regolamento delegato (UE) n. 811/2013 della Commissione del 18 febbraio 2013, a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici di cui al comma 5 e relativi sistemi di accumulo di cui al comma 6, ovvero con impianti di microcogenerazione”);
  • sostituzione di impianti “unifamiliari” (“interventi sugli edifici unifamiliari per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici di cui al comma 5 e relativi sistemi di accumulo di cui al comma 6, ovvero con impianti di microcogenerazione”).

Rientrano nel perimetro incentivabile anche:

  • tutti gli interventi di efficientamento energetico di cui all’articolo 14 del citato decreto-legge n. 63/2013 (acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi, acquisto e posa in opera di schermature solari, sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza almeno pari alla classe A, acquisto e posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti, acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili) che siano eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi principali.
  • l’installazione di pannelli fotovoltaici, necessariamente aggregati ad almeno uno degli interventi principali.

Da un punto di vista oggettivo, è previsto che “l’Ecobonus” porti al miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio o almeno al conseguimento della classe energetica più alta, da dimostrare mediante l’APE. È chiarito che quest’ultima previsione riguarda il miglioramento energetico degli edifici che, per ragioni vincolistiche, non possono essere modificati oltre una certa soglia di oggettiva fattibilità.

Nel caso di interventi su edifici unifamiliari, il tetto massimo di spesa riconoscibile ai fini dell’Ecobonus è pari a 30.000 euro. Nel caso di interventi sulle parti comuni degli edifici, è di 30.000 euro “per il numero delle unità immobiliari”.

Le limitazioni soggettive.

Da un punto di vista soggettivo, il comma 10 della bozza di Decreto prevede che le disposizioni contenute nei commi da 1 a 9:

  1. si applicano agli interventi effettuati dai condomìni;
  2. nonché, sulle singole unità immobiliari adibite ad abitazione principale, dalle persone fisiche “al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni”, salvo quanto previsto al comma 11;
  3. dagli IACP e dagli enti aventi le stesse finalità per interventi realizzati su immobili, di loro proprietà ovvero gestiti per conto dei comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica;
  4. nonché dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci.

Il comma 10 non è formulato nel modo migliore possibile. L’undicesimo comma è anche peggio.

Tuttavia, nella Relazione illustrativa è specificato che “con i commi 9 e 10 si stabilisce l’ambito applicativo delle nuove norme con riferimento ai destinatari delle stesse. In particolare, nel comma 9 è previsto che le disposizioni dei commi da 1 a 8 si applicano alle persone fisiche non nell’esercizio di imprese, arti o professioni – salvo quanto disposto nel comma 10 -, ai condomini e agli IACP mentre nel comma 10, con riferimento agli interventi di ecobonus di cui ai commi 1 e 3, si specifica che la detrazione con aliquota del 110 per cento non spetta se le spese si riferiscono a interventi su edifici unifamiliari non adibiti ad abitazione principale”.

In sostanza, per quanto riguarda gli enti collettivi (condomini, IACP e società cooperative), nulla questio quanto alla riconoscibilità degli incentivi. Quanto alle persone fisiche, occorrerà distinguere la situazione specifica per il caso dell’unità immobiliare unifamiliare.

Questa ipotesi, infatti, accederà agli incentivi solo ed elusivamente se si tratta di immobile di residenza. Diversamente, per i fabbricati unifamiliari che possiamo sin da ora definire come “seconde case”, non si applicherà l’incentivo dell’Ecobonus.

Vecchi problemi.

Rimane, infine, da notare che la normativa appena commentata non comporta alcuna modifica alle disposizioni del d.p.r. 80/2001 (Testo unico edilizia), che rimane immutato quanto a regime urbanistico degli interventi.

Ogni singolo intervento, dunque, seguirà le sue proprie regole di assentimento.

Attenzione, poi, anche alle modalità di realizzazione degli interventi. In specie se si tratta di realizzare modifiche degli immobili che portino a conseguenti modifiche delle distanze tra edifici.

È questo soprattutto il caso delle serre di captazione (“serre solari”), che, in teoria, beneficiano dell’Ecobonus (punto “a” del comma 1), ma che devono comunque rispettare il DM 1444/1968, peraltro recentemente “interpretato” in via autentica.

Conclusivamente, il Decreto Rilancio certo rappresenterà un passo importante, ma non riguarda tutta la platea dei possibili interessati.

Probabilmente, però, non si poteva fare più di quanto non è stato fatto.

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