Diritto tributario: principi dell’UE

La competenza eurounitaria in materia di diritto tributario si riferisce a tutte quelle norme che garantiscono il corretto funzionamento del mercato unico.

Spetta al “Legislatore” europeo, dunque, la disciplina sulla libera circolazione di merci, così come le norme in materia di servizi e capitali nel mercato unico. La disciplina di emanazione eurounitaria contiene, poi, norme a tutela delle imprese che operano negli Stati Membri, affinché non siano penalizzate da indebiti vantaggi concorrenziali.

L’articolo di Paola Toscani descrive le caratteristiche salienti dei principi dettati dall’UE per il diritto tributario.

Gli ambiti di applicazione della disciplina eurounitaria in materia di diritto tributario

Gli ambiti di applicazione del diritto tributario riguardano, ad esempio, il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati terzi ed il regime applicabile ai pagamenti di interessi e di canoni fra società consociate. E ancora: l’eliminazione delle doppie imposizioni, la lotta contro l’elusione fiscale da parte delle società e i meccanismi di risoluzione delle controversie in materia fiscale. 

L’occhio vigile della Ue sul mercato unico

La Ue vigila a che nel mercato unico le imposte statali siano eque, efficienti e favorevoli alla crescita (v. ad es. artt. 110-113 Trattato sul Funzionamento dell’UE). Tuttavia le istituzioni comunitarie non hanno un ruolo diretto nella riscossione delle imposte, così come non hanno competenze nella fissazione delle aliquote.

Sono i governi nazionali a definire, secondo la cornice costituzionale caratteristica di ciascuno Stato Membro, quanto e secondo quale criterio ogni cittadino deve versare le imposte. Spetta, ancora, agli Stati Membri di stabilire le modalità di riscossione d’imposte e tributi.

Ciò non toglie un ruolo di vigilanza all’Unione europea sulle discipline tributarie nazionali, soprattutto quando siano chiamati in ballo interessi strategici, come quelli legati alle imprese e ai consumatori o quando entrano in gioco “super-principi” come quello di proporzionalità, non discriminazione o legalità (v, ad es., Corte UE, grande sezione, 3 marzo 2020, n. C-482-18). Questa volta l’obiettivo del funzionamento efficiente del mercato unico si estrinseca attraverso la garanzia che le imposte non discriminino i consumatori, i lavoratori o le imprese di altri paesi della Ue. 

La disciplina tributaria, ago della bilancia per competere ad armi pari

Nel mercato unico europeo le imprese possono vendere e i consumatori possono acquistare liberamente beni e servizi al di là delle proprie frontiere nazionali. Una fluidità che può essere garantita solo abbattendo e arginando distorsioni concorrenziali tra stati Stati Membri, in particolare allineando le rispettive norme sull’applicazione di tributi e imposte.

In base al TFE, l’Unione Europea assicura in questo senso che la concorrenza sul mercato interno non sia falsata da disparità di aliquote, a livello di fiscalità indiretta, o da sistemi che garantiscano alle imprese di un paese un indebito vantaggio sui concorrenti di altri paesi.

Alcuni settori possono contare su accordi specifici, come quello sull’imposta sul valore aggiunto (per chi ama la storia, il testo della direttiva 67/228/CEE è ancora disponibile on line), che disciplina le imposte sui prodotti energetici e sull’elettricità, sul tabacco e sull’alcool.

L’IVA (VAT)

Tutti i paesi europei adottano diverse aliquote per l’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) o Valued Added Tax (VAT): normali, ridotte e speciali. Tutte le imprese che facciano affari, vendite e acquisti transfrontalieri all’interno del mercato unico, devono conoscere i diversi importi e approfondire i meccanismi che ciascun Paese adotta per la fatturazione. E ancora: come e quando addebitare l’IVA, registrarsi presso le autorità fiscali, quando è possibile detrarre o chiedere un rimborso IVA.

Le accise

È importante sapere, quando si compra e si vende in uno Stato Membro, come pagare le accise ed ottenere un rimborso, quando un prodotto diventa soggetto a accisa e in che modo è possibile verificare se un numero di accisa è valido. Norme particolari si applicano in caso di vendita online, in particolare per determinate merci, come ad esempio il tabacco.

Lavoratori immigrati e internazionalizzazione

E’ compito delle istituzioni comunitarie svolgere un ruolo di coordinamento e collaborazione con gli Stati Membri in tema di politiche economiche e disciplina delle imposte, sia sulle imprese, che sul reddito dei lavoratori. Norme e principi che si applicano all’interno degli Stati Membri, così come sui cittadini che si trasferiscono in un altro Paese della Ue e su aziende che investono oltre “frontiera”. Un coordinamento necessario per prevenire l’evasione e l’elusione fiscali.

L’imposizione diretta ed indiretta nell’Unione Europea

L’imposizione diretta è di stretta competenza degli Stati Membri, competenza che si esercita in una cornice eurounitaria di misure armonizzate per la tassazione delle persone fisiche e delle imprese.

Questa cornice garantisce misure anti-evasione fiscale ed opera nell’ottica di evitare le doppie imposizioni. Principi e regole che si applicano anche sul fronte dell’imposizione indiretta rispetto alla quale la Ue coordina e armonizza la legislazione sul valore aggiunto (IVA) e sui diritti d’accise.

La direttiva comunitaria in tema di prevenzione dell’elusione fiscale da parte delle società

Con la direttiva Ue/2016/1164, il Legislatore eurounitario ha introdotto una disciplina per prevenire l’elusione fiscale da parte delle società e fronteggiare il problema della pianificazione fiscale aggressiva nel mercato unico.

A chi si applica la direttiva

La direttiva si applica a soggetti che soggiacciono ad imposta societaria in uno o più Stati Membri, comprese le “stabili organizzazioni”, residenti, a fini fiscali, in un Paese terzo.

Sono quattro gli ambiti specifici per combattere l’elusione fiscale.

  1. Norma relativa ai limiti sugli interessi

Questa disciplina riguarda le multinazionali che erodono artificialmente la loro base imponibile pagando interessi gonfiati a società affiliate in giurisdizioni a bassa imposizione. La direttiva comunitaria mira a contrastare questo fenomeno limitando l’ammontare degli interessi che un contribuente ha il diritto di dedurre nel periodo d’imposta. L’importo massimo deducibile per gli interessi è del 30% degli utili del contribuente, al lordo di interessi, imposte, deprezzamento (la misura in cui il valore di un bene è stato utilizzato fino a un determinato momento) e ammortamento (ripartizione dei pagamenti su periodi fiscali multipli).

  • Imposizione in uscita

Questa fattispecie riguarda i contribuenti che cercano di ridurre il proprio debito fiscale trasferendo la propria residenza fiscale ed i propri redditi in una giurisdizione a bassa imposizione, solo per motivi di pianificazione fiscale. Le disposizioni sull’imposizione in uscita nascono con l’obiettivo di prevenire l’erosione della base imponibile nello Stato Membro di origine. Il fenomeno da contrastare è quando attività di valore elevato vengono trasferite fuori dalla giurisdizione di quello Stato senza che venga modificata la proprietà. La direttiva dà ai contribuenti il diritto di rateizzare il pagamento dell’imposta su un arco di cinque anni, a patto che il trasferimento avvenga all’interno della Ue.

  • Norma generale antiabuso

Questa disposizione nasce per colmare i vulnus nelle legislazioni nazionali contro gli abusi che favoriscono l’elusione fiscale. La direttiva garantisce alle autorità  nazionali il potere di negare ai contribuenti il vantaggio di quello che il legislatore comunitario definisce “costruzioni fiscali abusive”. La clausola generale antiabuso della direttiva si applica cioè a tutti i meccanismi che non siano messi in atto per valide ragioni commerciali, di riflesso alla realtà economica di riferimento.

  • Norme sulle società controllate estere

Per ridurre il carico fiscale alcuni gruppi di società spostano gli utili verso le proprie società controllate con sede in Stati a bassa imposizione. Le norme sulle società controllate estere riattribuiscono i redditi di una controllata estera a bassa imposizione, alla società madre, sottoposta quindi a imposizione più elevata. La società madre diventa quindi tassabile per i redditi che le sono stati attribuiti nello Stato in cui è residente a fini fiscali. E il gioco è smascherato.

In conclusione

Abbiamo qui esposto alcune fattispecie distorsive della corretta concorrenza nel mercato unico, attraverso l’elusione fiscale da parte delle società, che il legislatore comunitario è intervenuto a disciplinare. Sono solo alcuni dei meccanismi messi in atto per aggirare regimi fiscali nazionali e porsi su un piano di privilegio rispetto ai concorrenti sulla scacchiera del mercato.

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